"Commercialisti in OCF: l'emendamento non parla di indipendenza"

Luca Mainò (Nafop): "È il requisito numero uno per i fee only e non viene menzionato. Apriamo le porte anche agli avvocati"
20/11/2017 | Massimo Morici

"Perché i commercialisti sì e gli avvocati no?". È la provocazione di Luca Mainò (nella foto), membro del consiglio direttivo di Nafop e co-fondatore di Consultique, che torna sul tema dell’allargamento di OCF ai commercialisti attraverso una prova valutativa semplificata, come ipotizzava un emendamento presentato la scorsa settimana al Senato che potrebbe ricomparire (in una versione modificata) nei prossimi giorni in un nuovo emendamento. Mainò anzitutto ricorda che il TAR del Lazio nel 2010 si era già pronunciato in merito, indicando che i commercialisti avrebbero dovuto comunque sostenere la prova valutativa, e che un decreto del Mef (206/2008), "di cui molti ignorano l’esistenza, indica quali siano i requisiti di professionalità, i vincoli e i requisiti di onorabilità per prestare l’attività di consulente finanziario indipendente".

"La questione dell’iscrizione a OCF, in questo senso, non riguarda solo i commercialisti, ma in potenza anche tutti gli attori coinvolti nel processo di pianificazione patrimoniale. Il punto è che, anche a livello politico, si confonde spesso consulenza finanziaria generica, che già fanno oggi commercialisti e avvocati, e consulenza in materia di investimenti in senso stretto. Diciamo che quest’ultima è l’ultimo miglio, il 5% di un processo che per il 95 % vede già impegnati questi professionisti" prosegue Mainò. "In quest’ottica non vedo perché commercialisti o anche avvocati non possano iscriversi nella sezione degli autonomi, purché sostengano la prova valutativa e abbiano i requisiti per svolgere questa attività" prosegue Mainò.

"Tra l’altro, da parte nostra notiamo un forte interesse di queste due categorie professionali verso la consulenza indipendente, anche perché nella pianificazione patrimoniale sono richieste competenze anche in materia legale e fiscale. E non sono pochi gli studi professionali che prestano o sarebbero interessati a prestare il servizio di consulenza indipendente attraverso consulenti indipendenti integrati o attraverso risorse interne appositamente formate e dedicate a questa area" sottolinea Mainò. 

Nell’emendamento ripresentato al Senato i due firmatari fanno riferimento ai requisiti di onorabilità e professionalità. “Tuttavia, manca quello più importante: quello di indipendenza” conclude Mainò. Il documento del Mef, in merito, ricorda che i consulenti per essere considerati indipendenti devono rispettare due requisiti: 1) non possono essere iscritti all'albo i soggetti che intrattengono, direttamente, indirettamente o per conto di terzi, rapporti di natura patrimoniale o professionale o di altra natura, compresa quella familiare, con emittenti e intermediari; 2) non possono percepire alcuna forma di beneficio da soggetti diversi dal cliente al quale è reso il servizio.

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