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Raiffeisen Capital Management: focus sui mercati emergenti

11/21/2017 | Greta Bisello

Report di novembre da Raiffeisen Capital Management per i mercati emergenti continuano ininterrotti i flussi di capitale e da inizio anno l'indice MSCI ha fatto segnare un rialzo del 30% circa rispetto al 16% dei paesi industrializzati.


Report mensile del mese di novembre da Raiffeisen Capital Management per i mercati emergenti:continuano ininterrotti i flussi di capitale e da inizio anno l'indice MSCI ha fatto segnare un rialzo del 30% circa rispetto al 16% dei paesi industrializzati. Gli USA investono per 60 mld $ nelle azioni dei paesi emergenti, il valore più alto dal 2010.

Il contesto per le obbligazioni emergenti rimane sfidante, spinti da abbondante liquidità globale e tassi d’inflazione in generale stagnanti o in calo, dati fondamentali economici buoni e risultati aziendali in gran parte migliori.

 

 

CINA

Accelera leggermente l’espansione economica in Cina e i prezzi tendono a rialzo su vari fronti. Dal lato politico il 19° Congresso del partito comunista cinese ha portato un rafforzamento di Xi Jinping e una attestazione di potere del partito nel paese. Cresce anche il margine di manovra per le riforme strutturali come la ristrutturazione economica per aumentare consumi e servizi e diminuire l’eccessiva crescita del credito. Le riforme però avrebbero effetti su lungo periodo e potrebbero di contro apportare un rallentamento generale nel breve, bisognerà capire le vere intenzioni di Xi nonché la sua visione per il futuro del paese.

 

INDIA

L’economia indiana dopo la turbolenza dovuta dalla riforma fiscale si ristabilizza, la banca centrale ha lasciato invariati i tassi d’interesse e rivisto leggermente a rialzo le aspettative sull’inflazione. L’evento più significato è stato la ricapitalizzazione pari a 32 mld $ delle banche pubbliche che soffrono una quota di crediti deteriorati pari al 10% (quasi il doppio rispetto a quella delle banche private). Su tutto pesa anche la mala gestione a livello politico.

 

BRASILE

Il Brasile cerca di reagire ma subisce continui contraccolpi, non si teme però una ricaduta nella recessione. Il sentiment degli investitori rimane positivo nei riguardi del paese grazie a una pipeline solida e diverse offerte pubbliche andate a buon fine.

 

TURCHIA

L’FMI scommette sulla Turchia e raddoppia le stime di crescita per quest’anno al 5,1%, innalzando  invece solo lievemente quelle dell’anno prossimo al 3,5%. Rimane forte la dipendenza del paese dall’afflusso di capitali esteri e le previsioni del governo per il biennio 2018-2020  sulla crescita (5,5% p.a.) appaiono troppo ambiziose. L'inflazione elevata preoccupa anche se la banca centrale prevede un abbassamento nei prossimi mesi, i tassi invece rimangono invariati. La lira turca cede circa il 6% scivolando ai minimi contro l’euro e il dollaro anche a causa dell’intensificarsi delle tensioni tra Washington e Ankara.

 

GRECIA

La Grecia risente positivamente della ripresa della produzione industriale di contro però FMI e Unione europea non prevedono delle stime rosee: nei prossimi 4-5 anni (eccezion fatta per il 2% stimato per il 2018), si prevede una crescita di poco superiore all’1,2% p.a. Necessario tener conto della disoccupazione che si attesta al 20% e della povertà diffusa.

Le banche fanno progressi sulla riduzione dei bilanci ma pagano i 100 miliardi di crediti in sofferenza che non concedono margine sul fronte credito. La BCE nega la richiesta dell’FMI circa di una nuova revisione su larga scala dei valori patrimoniali delle banche greche, prevede però uno stress-test apposito per le banche il prossimo anno.

 

RUSSIA

Se si guarda alla Russia, nonostante la ripresa economica rallentata, la crescita rimane superiore al 2% anche nel terzo trimestre. L’inflazione è scesa a livelli record facendo registrare un 3% p.a. La banca centrale ha aumentato i tassi guida dello 0,25% portandolo all’8,25% promettendo altri graduali allentamenti della politica monetaria. Sul prezzo del petrolio, salito di nuovo a ottobre, dovrebbe aver influito la dichiarazione congiunta di Arabia Saudita e Russia sulla possibile proroga oltre marzo 2018 delle limitazioni alla produzione di petrolio. Nonostante il rialzo però a ottobre hanno ceduto leggermente sia il rublo sia il mercato azionario russo. L’indice Micex è stato penalizzato in particolare dal gruppo retail Magnit, le cui quotazioni hanno subito una forte contrazione a seguito dei dati aziendali deludenti.

 

Paesi CE3 Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria

L’economia della Polonia continua la sua forte crescita, trainata in primo luogo dal consumo privato e pubblico, ma anche dall’aumento delle esportazioni.

La Banca mondiale stima però che una crescita più debole nella zona euro e problemi sul mercato del lavoro polacco potrebbero portare un rallentamento della crescita nel prossimo anno. Intanto PIL pro capite ha raggiunto il 70% della media dell’UE (13 anni a tempo dell’adesione all’Unione era solo il 50%).

In Ungheria la crescita rallentata oltre le attese nel secondo trimestre; tuttavia, il valore per il primo trimestre è stato contemporaneamente rivisto al rialzo.

Il ministro dell’economia ungherese ha definito il modello economico ungherese come potenziale modello per altri paesi dell’Europa per rilanciare la propria debole crescita.

La crescita economica nella Repubblica Ceca accelera ancora nel secondo trimestre. Sono cresciuti significativamente soprattutto gli investimenti, a cui si aggiunge un consumo privato in espansione. La corona ceca è salita nell’attesa a di possibili aumenti dei tassi d’interesse più forti della banca centrale e rispetto all’euro è salita su un nuovo massimo degli ultimi quattro anni. La banca centrale ha aumentato, come previsto, il tasso d’interesse di riferimento dello 0,25%, portandolo allo 0,5%. Allo stesso tempo ha però anche fatto intendere di non avere motivo per accelerare i rialzi dei tassi.

 

 

 

 

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